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| Brueghel il Giovane, Dichiarazione negativa di COI in triplice copia per la pubblicazione della bozza |
C’è un punto che continua a sorprendermi nel dibattito recente sulla Wikipedia italiana: l’idea che la semplice appartenenza a una religione costituisca, di per sé, un conflitto di interessi quando si contribuisce a voci su quell’argomento.
La mia domanda è: ma veramente?
Davvero
vogliamo sostenere che un cattolico non dovrebbe editare le voci sul
cattolicesimo? Che un musulmano dovrebbe astenersi dalle voci
sull’Islam? Che un ebreo non possa intervenire sulle pagine legate
all’ebraismo? Se portiamo questo ragionamento alle sue estreme
conseguenze, entriamo in un terreno molto scivoloso.
Appartenenza non è automaticamente COI
Il conflitto di interessi, nella sua definizione più solida, presuppone un interesse esterno diretto, concreto, potenzialmente condizionante, ad esempio un rapporto di lavoro, un incarico ufficiale, un legame economico, una posizione istituzionale. Essere un sacerdote e scrivere della propria diocesi è una situazione diversa dall’essere un semplice fedele. Essere dipendente di un’organizzazione religiosa e scriverne è diverso dall’aderirvi spiritualmente. Confondere questi piani significa trasformare l’identità personale in una presunzione di colpevolezza.
Il rischio della presunzione di malafede
C’è una frase scritta da Gac che sintetizza bene il nodo del problema:
“Dobbiamo sapere se chi scrive è un appartenente, perché è molto difficile essere obiettivi quando si scrive di argomenti che toccano nel profondo le nostre convinzioni.”
A prima vista può sembrare ragionevole. Ma se la analizziamo a fondo, implica qualcosa di molto forte: che l’appartenenza renda intrinsecamente incapaci di obiettività. Questo equivale a dire che chiunque abbia un’identità — religiosa, politica, culturale — sia automaticamente un potenziale POV-pusher.
Ma allora chi resterebbe? Solo chi non crede in nulla? Solo chi non appartiene a niente?
Wikipedia non è fatta da entità neutre astratte. È fatta da persone. E le persone, per loro natura, hanno delle convinzioni, delle opinioni. In fondo, è una delle cose che ci distinguono dalle macchine.
Cosa dice la prassi su en.wiki?
Nella Wikipedia in lingua inglese, che pure non è perfetta, il consenso prevalente non considera l’appartenenza religiosa di per sé un COI. In una recente discussione, un amministratore ha scritto:
“I know some people consider it so, but I've never seen that as the consensus view. If anything, I've seen people be sanctioned (in part) for persistently treating members of a religion as if they have COIs.”
Questo passaggio è illuminante.
Non solo l’appartenenza non è automaticamente un COI, ma trattare sistematicamente i membri di una religione come se lo fossero può diventare esso stesso problematico. Il principio implicito è chiaro: non si giudica l’identità, si giudica la qualità delle modifiche.
È la contribuzione che rivela il COI, non l’appartenenza
Un utente può lavorare per un’organizzazione rispettabilissima e non
avere alcun conflitto finché contribuisce in modo neutrale. Al
contrario, può non avere alcun legame formale e tuttavia fare POV-pushing evidente. Il conflitto di interessi non è uno status ontologico.
È una dinamica che si manifesta nella condotta editoriale.
Si vede nella selezione delle fonti, nella formulazione dei testi, nell’insistenza su certe interpretazioni, nella gestione delle discussioni. È lì che si valuta l’eventuale COI. Non nel fatto di credere o non credere.
Il problema dell’applicazione selettiva
C’è poi un’altra questione delicata: perché il sospetto di COI viene sollevato solo in certi casi e non in altri?
Perché, tanto per fare qualche esempio, nessuno si è posto il problema per un ex vicepresidente della sezione romana dell'UAAR
che per anni ha contribuito liberamente su voci di argomenti religiosi?
Un COI talmente evidente che alla fine lui stesso ha preferito
abbandonare questo tipo di voci, ma per sua scelta, non di certo perché
gliel'abbia imposto qualcuno.
E che dire di un'ex amministratrice che non ha mai fatto mistero del suo orientamento LGBT
nella sua pagina utente, e che fino a non molto tempo fa editava
tranquillamente voci sul rapporto tra omosessualità e religioni?
Oppure vogliamo parlare di quell'amministratore che risultava iscritto a una mailing list anti-Scientology che edita voci inerenti a Scientology tipo da sempre, fin dai suoi primissimi edit sull'enciclopedia?
Sono
casi talmente eclatanti e risaputi che non c'è neanche bisogno di fare i
nomi. Perché Gac dà per scontato che un membro di una religione non sia
in grado di scrivere obiettivamente su certi temi, mentre non lo sfiora
nemmeno il dubbio che chi, per un motivo o per un altro, ha sentimenti
ostili verso i temi religiosi potrebbe non essere altrettanto obiettivo,
e anzi potrebbe essere in pieno COI?
Se davvero volessimo applicare il principio di Gac in modo rigoroso, dovremmo allora chiedere dichiarazioni pubbliche a chiunque abbia:
-
appartenenze religiose,
-
trascorsi associativi,
-
militanze ideologiche,
-
esperienze personali fortemente connesse all’argomento trattato.
Ma questo non accade. E sì che ce ne sarebbero di altarini da scoprire, come abbiamo visto. Ma quando qualcuno fa notare legami pregressi, spesso viene accusato di “dossieraggio” o attacco personale. Allora il problema non è il principio in sé, ma la sua applicazione selettiva: alcuni POV vengono scrutinati con sospetto sistematico, altri risultano culturalmente più tollerati.
E questo sì che è un problema di neutralità.
Neutralità non significa assenza di identità
L’idea che solo chi non ha convinzioni possa contribuire in modo obiettivo è una concezione irrealistica — e pericolosa. La neutralità su Wikipedia non deriva dall’assenza di opinioni personali, ma da: verificabilità delle fonti, equilibrio nella rappresentazione, confronto aperto, controllo reciproco tra utenti. È un sistema procedurale, non una qualità psicologica. Se iniziamo a presumere che l’identità equivalga automaticamente a conflitto di interessi, rischiamo di introdurre una forma di sospetto permanente che mina la fiducia comunitaria.
Conclusione: attenzione a non trasformare il COI in uno strumento di delegittimazione
Il conflitto di interessi è un problema reale e serio. Ma va individuato nei comportamenti, non nelle appartenenze. Dire che chi appartiene a una religione è automaticamente in COI significa affermare, implicitamente, che non è in grado di contribuire in modo onesto. È una presunzione pesante, che rovescia il principio di buona fede su cui si fonda l’intero progetto.
La vera domanda non dovrebbe essere:
“A quale organizzazione appartieni?”
ma piuttosto:
“Le tue modifiche rispettano le fonti e la neutralità?”
Finché restiamo su questo piano, il sistema funziona. Quando iniziamo a giudicare le identità prima delle contribuzioni, rischiamo di smarrire la rotta.

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