Nel nome del Padre. Gianfranco, utente problematico (parte prima)

 

Fordismo
"In Wikipedia va scorta una religione; cioè Wikipedia serve essenzialmente a soddisfare le stesse ansie, tormenti, inquietudini a cui in passato davano risposta le cosiddette religioni" (Gianfranco Benjamin).

Non so ancora se continuerò ad usare questa utenza, già ne lasciai morire una in passato per la ragione di non volere che crescesse troppo, per il desiderio che altro non fosse che una qualsiasi utenza [...] volli continuare ad essere, almeno nel non-nome, in qualche modo ancora un qualunque utente di passaggio. Poi è andata diversamente. Anche troppo. Credo sia il caso di opacizzare questa utenza. Penso che non sia con i culti delle proprie utenze che il Progetto cresca. (Senza nome.txt/Gianfranco, 28 agosto 2006)

Questa votazione pone un gravissimo problema teologico: Gianfranco 1, il Padre, generò, a Lui coeterno, il Figlio, Senza Nome, ovvero il Logos. Proveniente da entrambi secondo la Chiesa cattolica, ma solo dal Padre, secondo l’ortodossa, è lo Spirito Santo, ossia HVB: ora, da dove spunta Gianfranco 2, la Quarta Sostanza? Ho sottoposto il problema a un concilio di teologi bizantini, che è tuttavia finito, come al solito, in rissa. Tenendo alla salvezza della mia anima immortale, non mi resta che riaffermare la mia fede nella Trinità, negando l’eretica possibilità dell’esistenza di una Quaternità. E sia anatema a chi sostiene il contrario. (Ilaria, 21 marzo 2007; link aggiunti) 

1. Lo stile di Gianfranco...

Lo stile di Gianfranco è spesso frainteso. Molti credono che il suo tratto distintivo sia l'ipergrafia: muri di testo invalicabili (come questo sulla natura e le competenze del Volunteer Response Team, o questo sul sesso anale) superano ampiamente i 10 KB e possono giustificare l'impressione di una prolissità incontenibile. Ma l'impressione è sbagliata. Gianfranco quasi non parla: sentenzia. Ciò è così vero che, in un'occasione, cacciando un utente via dal progetto, Gianfranco ha scherzosamente abbracciato lo stile rigoroso e paratattico tipico di certe decisioni del Consiglio di Stato:

Considerato che la libertà di esprimere opposizione alla riconferma non è in discussione e verificato che non risulta in questo caso menomata, preso atto che in parte, almeno formalmente, l'utente esprime opinioni che, almeno formalmente, dovrebbero condurre alle riflessioni per cui quella pagina esiste, tuttavia il nuovo ricorso all'attacco e all'insinuazione, l'evocazione di presunti complotti, il piglio didattico con cui impartisce originali lezioni di funzionamento del Progetto, sono elementi che - insieme alla dichiarata intenzione di raggiungere il traguardo che è requisito di voto - costringono a valutare i suoi interventi come espressivi in realtà soltanto di un'intento conflittuale nei confronti di Vituzzu. Intento che l'edit sulla Fiat 500 rende difficile non considerare come premeditato. Per tutto questo si deve concludere che la procedura è stata usata strumentalmente, per fini diversi da quelli per i quali esiste, e dunque si deve registrare anche l'abuso di pagina di servizio. Atteso che già era stata considerata a suo tempo l'ipotesi di non soluzione della problematicità, ritengo raggiunta [una] chiara indicazione di incompatibilità con il Progetto e applico direttamente un blocco infinito (Gianfranco, 2 giugno 2021)

Paradossalmente, la cifra stilistica di Gianfranco non è la logorrea, ma l'afasia. Un semplice scambio di opinioni con lui è raro; i suoi commenti sono oracolari e, direi, più che commenti sono "interventi", come gli interventi della divinità. Come tutti i pronunciamenti divini, a volte sono incomprensibili nel loro contenuto banalmente referenziale; le argomentazioni possono mancare e l'unica cosa che si capisce  e si capisce benissimo  è la decisione che esprimono. Perciò la domanda che suscitano non è "che cosa ha detto Gianfranco?"  domanda fuori tema, persino impertinente, perché spesso Gianfranco dice tutto e il contrario di tutto  ma "che cosa ha deciso Gianfranco?". E quando Gianfranco parla, significa che ha deciso per tutti. 

Dovendo trovare fuori dai testi della tradizione sacra un riferimento letterario per lo stile di Gianfranco, mi sembra pertinente Mynheer Peeperkorn, un personaggio della Montagna incantata di Thomas Mann. Peeperkorn è pura forza dionisiaca, puro carisma. Nel sanatorio in cui si svolge la vicenda, tutti pendono dalle labbra di questo ricco imprenditore olandese, il quale però si esprime in modo frammentario e sconnesso, e in fondo non dice nulla. È soprattutto il gesto di Peeperkorn a incatenare l'uditorio: è l'energia magnetica pre-verbale, misteriosa e tirannica, che sprigiona e che fonda la sua autorità assoluta sugli ospiti del sanatorio.

L'Italia è un paese che ha disperatamente bisogno di padri della patria: ne inventa di continuo, per ogni occasione. E sono sempre maschere – comiche, tragiche o entrambe le cose – straordinariamente teatrali. Eppure Gianfranco non è solo una maschera, una personalità istrionica, l'ennesima reincarnazione di D'Annunzio: è anche un uomo intelligente e riflessivo, un pensatore originale e brillante, uno scrittore straordinario, un wikipediano appassionato. Perciò nel caso di Gianfranco è necessario soffermarsi anche sul "che cosa ha detto?", cioè dissipare la prosopopea, l'impressione di vacua teatralità, ed estrarne il messaggio o contenuto dottrinale.

Sebbene se ne possa dubitare, credo, infatti, che le parole di Gianfranco abbiano un significato umano. Non sono come il tuono, il fulmine o le eclissi – fenomeni naturali privi di intenzioni comunicative, o espressioni tangibili di una divinità nascosta. Credo, per contro, che le sue parole siano traducibili in un discorso essoterico, se non volgare. Nonostante le molte prove di segno contrario, credo che Gianfranco voglia dirci qualcosa.

Perciò nel testo che segue vorrei provare ad essere, se non il profeta, quantomeno il teologo di Gianfranco. 

2. ... e il suo pensiero. Il "fordismo de noantri" 

Tre parole-chiave, tra loro strettamente connesse, definiscono gli elementi portanti della teologia gianfranchiana: produttività, spersonalizzazione e umiltà. 

Si prenda questa formulazione incisiva, qui mutilata  il testo che l'accompagna è altrettanto notevole e vi tornerò più avanti:

l'importante è la produzione, il contenuto, quindi si interviene solo quando qualcosa rischia di fermarla o rallentarla. Nel nostro fordismo de noantri... (Gianfranco, 17 marzo 2017) 

Oppure si prenda questo frammento prezioso, sepolto in un commento di oltre 600 parole nell'UP su Fausta Samaritani (2019), a proposito della "esigenza di spersonalizzazione" che il Progetto (per Gianfranco, sempre con la P maiuscola) impone agli utenti:

tutti si sono trovati davanti alle stesse difficoltà di inquadrare l'esigenza di spersonalizzazione cui il Progetto chiede loro di adeguarsi, eppure o prima o dopo tutti colgono almeno il senso dell'abolizione della "persona" quando si è "utente" [...] qui di persone non ce ne sono. Wikipedia non è un social. Qui ci sono utenti la cui sola funzione è portare contributi enciclopedici 
In quel commento troviamo anche l'altro topos di Gianfranco: il riferimento all'umiltà che deve caratterizzare il wikipediano, corollario morale dell'esigenza strutturale della spersonalizzazione.
io credo che oggi vada formalizzato alla segnalata un cortese, ma allo stesso tempo ultimativo invito a rileggersi con la necessaria umiltà le pagine di policy e di aiuto 

Le pagine "di policy e di aiuto" vanno lette, dice Gianfranco, con la "necessaria umiltà", come un libro d'ore; ciò va "formalizzato" in modo cortese ma "ultimativo".  

A me sembra piuttosto divertente perché nessuno, credo, potrebbe definire Gianfranco "umile" e "impersonale". Ogni riga di Gianfranco trasuda gianfrancaggine: può crearsi mille utenze alternative ("sockpuppets"), ma lo riconosci a prima lettura. Come spiega qui, Gianfranco, e solo Gianfranco, può ignorare tutte le regole passando da un'utenza all'altra, diventando StoneheadFantasma, Fantasma al lavoroEdipo, Hrundi V. Bakshi, Senza nome.txt, "giungendo nel corso degli anni ad assommarne poco meno di una settantina". Gianfranco è uno e trino, anzi, è uno e settantino: multiforme e proliferante come il pantheon induista, illimitato ed eterno come il Brahman.

Eppure l'umiltà, soprattutto l'umiltà degli altri, è la virtù principale del wikipediano, secondo Gianfranco. Essa fa tutt'uno con la neutralità, che nasce dalla disponibilità a mettere umilmente da parte i propri POV. Come ho spiegato altrove, il concetto di neutralità di Gianfranco non è quello tecnico-wikipediano di neutralità come riflesso del discorso delle fonti  presentazione dei punti di vista espressi dalla fonti in proporzione alla loro rilevanza nelle fonti. Un concetto, per così dire, "immanente" o "procedurale" di neutralità, in cui la neutralità è il prodotto di un lavoro collettivo sulle fonti. Gianfranco, e a ruota molti utenti italiani, hanno invece un concetto di neutralità a-tecnico, di senso comune – non prendere partito, rimanere al di sopra delle parti, in una posizione di superiorità oggettiva e disinteressata rispetto ai punti di vista particolari che si agitano nel mondo. Un concetto "trascendente" o "deontologico" di neutralità: la neutralità come fedeltà alla verità oggettiva o meta spirituale del wikipediano. Nella prassi, questa nozione non può che portare con sé la tendenza alla chiusura claustrale della comunità editoriale ("Wikipedia contro il mondo") e alla sua gerarchizzazione interna ("utenti centrali, veri enciclopedisti, contro utenti periferici POV-pusher"). 

Così, in un'intervista del dicembre 2020, Gianfranco spiega che sin dalle origini Wikipedia è espressione di un "sapere diverso", che richiede la neutralità, ed è perciò un fortino assediato che ha "tutti contro":

Era una piccola comunità che faceva una resistenza del fortino sotto assedio perché [...] sin dall'inizio abbiamo avuto tutti contro, perché era un sapere diverso [...] perché richiedeva la neutralità. La neutralità era il grosso scoglio da superare. Considerate che se dovessimo fare una classificazione della stampa in Italia [...] la stampa si divide in organi di partito e organi d'opinione, le famose testate d'opinione: la neutralità non esiste, almeno formalmente, nell'informazione mainstream in Italia, e Wikipedia invece nasce per produrre un'informazione che possa essere fruibile da tutti, e quindi per forza di cose deve essere neutrale; anche perché l'altro requisito è l'oggettività, e l'oggettività non si raggiunge con le posizioni di parte, ma solo con le posizioni neutrali. Questa è stata anche la molla che ha richiamato me, che sono [...] di una generazione che ha conosciuto l'informazione esclusivamente politicizzata, l'informazione assolutamente non fruibile in quanto inquinata da pinte interessate per ragioni di fazione. La presenza di una fonte che invece fa un'informazione neutrale era quello che davvero mancava.

Ne emerge l'utopia di una comunità di geek in fuga dagli anni '70: una sorta di rivolta contro la politica, o di "politica dell'impolitico", che combina l'ethos comunitario della partecipazione di base, del volontariato e dell'associazionismo della società civile, con i temi emergenti di matrice tecnocratico-neoliberale – in particolare, il nesso tra la verità oggettiva della scienza, l'esigenza della sua circolazione nel mercato delle idee e, a tale fine, l'auto-organizzazione spontanea del sociale.

Ma torniamo all'esigenza della spersonalizzazione, che è un punto fondamentale della teologia di Gianfranco. Testi alla mano, tale esigenza potrebbe essere interpretata in modo riduttivo e banalizzante. La spersonalizzazione potrebbe essere compatibile con una Wikipedia garantista – nella quale ci si occupa delle persone, dice Gianfranco, solo "per la garanzia di chi deve contribuire" – e potrebbe esprimere, in modo forse un po' involuto, i principi alla base del quarto pilastro: su Wikipedia si parla del comportamento degli utenti, non di chi sta dietro all'utenza; non si parla delle sue intenzioni, proponimenti, stati mentali, patologie, ecc., o lo si fa solo nelle sedi opportune e negli stretti limiti in cui è necessario valutare la sua buona fede, competenza ed eventuali conflitti di interesse. Al di fuori di quelle sedi e di quegli stretti limiti, parlare della persona invece che dell'utente è inopportuno e facilmente sfocia in violazioni della wikiquette come gli attacchi personali, le molestie e il doxxing.

Ma l'esigenza di spersonalizzazione si presta a una lettura più originale e, in fondo, più coerente con l'insegnamento di Gianfranco, e in particolare con la sua interpretazione antiburocratica, antigarantista e "produttivista" del quinto pilastrodi cui ho già scritto su questo blog ("Quali pilastri? 2"). Si tratta dell'idea secondo cui i diritti degli utenti sono sempre subordinati alla finalità del Progetto  scrivere l'enciclopedia. Anzi, di "diritti degli utenti" in senso stretto non si dovrebbe proprio parlare perché Wikipedia non è interessata alla giustizia ma solo alla circolazione della conoscenza. Perciò gli utenti di Wikipedia non sono "persone" in senso etico – soggetti di diritti e obblighi morali, individui che nei rapporti reciproci devono comportarsi correttamente e pretendere di essere trattati con uguale considerazione e rispetto – ma sono, appunto, "utenze", formichine nel grande opificio digitale, la cui permanenza sulla piattaforma è giustificata solo dall'utilità che apportano al Progetto. 

Di questa concezione è emblematica l'UP su Gitz6666. Si veda questo commento di Gianfranco:

qui la Comunità non c'entra nulla. Qui si esaminano i rischi di rallentamento delle attività produttive del sistema, solo questo. Per questo non è un sistema giudiziario, per questo non ci sono esami di "imputati". Perché la faccenda, qualunque sia il numero di parole che si usano per descriverla, è semplicemente che qui si fanno edit, e si devono fare corretti, e non si deve sprecare il tempo dei volontari con manovre di qualsiasi natura che ne rallentino o disincentivino o proprio impediscano (anche per abbandono) la loro attività. Davanti al criterio di sana produttività non ci sono utenti diversi, certamente il merito delle contribuzioni importanti entra nelle valutazioni, ma non sino al punto da sostituire la domanda essenziale: l'utente segnalato, giovane o anziano che sia, apporta un contributo positivo? o rischia di far danni? Questo è dunque ciò che, in una segnalazione che ti riguarda, ci stiamo chiedendo di te [...] Niente processi, quindi, nessun tribunale [...], gli admin valutano la prospettiva di positività della contribuzione. [...] la domanda cui risponde questa procedura è sempre esclusivamente "prospetticamente, quest'utenza produrrà qualcosa di buono o sarà di danno?"

Date queste premesse sui "rischi di rallentamento delle attività produttive del sistema" e sulla "sana produttività", lamentarsi di un torto subito non è la strategia migliore; nelle discussioni comunitarie bisogna anzitutto dimostrare la propria "umiltà":

Ma continuiamo a verificare [se sei utile] perché seppure in seguito ti sia auto-dirottato verso un generico vittimismo (non innovativo, qui, lo fanno in tanti), eri appena partito in direzione di una certa umiltà, e te ne [do] atto e infatti parliamo.

Nella mia risposta, dopo aver tentato di giustificare la mia permanenza su Wikipedia come utente che era stato utile e che ancora avrebbe potuto esserlo, accennavo, forse un po' pomposamente, al fatto che la risoluzione dei conflitti su Wikipedia è prevista dalle regole del progetto e non può prescindere da un'esigenza di giustizia: 

Poiché, d’accordo con Aristotele, penso che la virtù della giustizia imponga non solo di evitare comportamenti ingiusti nei confronti degli altri, ma anche di non accettare di essere trattati ingiustamente, e quindi insomma che essere un po’ rompiscatole in certe situazioni sia doveroso verso se stessi e verso gli altri, mi sono messo a consultare la pagina sulla “Risoluzione dei conflitti” e a seguirne le istruzioni, e sono finito qua.

Ma Gianfranco non transige sulle questioni di principio, che ai suoi occhi, e anche ai miei, sono essenziali:

con buona pace di Aristotele qui non si somministra "giustizia", non ne saremmo all'altezza e non ci spetta, qui si deve solo capire se l'enciclopedia cresce o si danneggia, e così le attività per produrla. In questo senso le "tensioni" rilevano solo in quanto possano disturbare e [distrarre] o altrimenti distogliere da una corretta e serena attività produttiva.

E nel commento di chiusura dell'UP aveva ribadito il punto con una formula efficace, accompagnata da un avvertimento:

io credo che tu abbia avuto ormai sufficienti indicazioni circa l'assoluta prevalenza, direi anzi la trascendenza del principio produttivo rispetto a qualsiasi altro presunto interesse come ad esempio le questioni utenziali [...] Chiudo la procedura senza effetti, precisando per mero scrupolo che eventuali nuove problematicità saranno necessariamente da gestirsi alla spiccia. Intelligenti pauca.

Inevitabilmente ciascuno attribuisce importanza alle vicende che lo toccano personalmente. Quindi per me, dopo l'UP, la lezione di Gianfranco è stata soprattutto la lezione che mi aveva impartito in quell'UP: la "trascendenza del principio produttivo" e le problematicità da gestire "alla spiccia". Alla luce di quella lezione ho riletto retrospettivamente i commenti di Gianfranco nei quali in seguito mi sono imbattuto. Del resto, molti di questi commenti sono stati fatti all'interno di altre segnalazioni di UP. Nel loro complesso, mi hanno convinto che nel suo proponimento di essere utile all'enciclopedia, e solo all'enciclopedia anziché agli utenti, Gianfranco spesso si è rivelato dannoso: dannoso per gli utenti, per le persone dietro alle utenze e per la stessa enciclopedia. 

Sicché l'utilitarismo produttivista di Gianfranco oggi mi pare, come dicono gli anglofoni, self-defeating (autolesionista o controproducente: che si confuta da sé). A conti fatti, lo considero una forma di "Government House utilitarianism", per usare l'espressione di Bernard Williams: un utilitarismo segreto e inconfessabile, da retrobottega, che un'élite morale o politica, nella convinzione incrollabile di sapere che cos'è utile o dannoso per gli altri, impone agli amministrati, in modo paternalista e inflessibile, fregandosene dei loro diritti. 

(continua nella seconda parte)

Commenti

  1. itawikinostra9/7/25 20:35

    Cioè, ci stai dicendo che questo aveva sessanta sock e nessuno gli ha mai detto nulla??? 🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤦‍♂️

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  2. oltre che feticista anche necrofilo

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  3. «Anche se è accaduto che in talune occasioni abbia assunto - non volutamente, ma non posso negare che di fatto sia successo - posizioni da "grillo parlante", resto consapevole che un grillo, se ancora non è una cicala, tuttavia non è una formica.»
    https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Utente:Senza_nome.txt&diff=prev&oldid=4409740
    io lo avrei citato...

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    1. Hai ragione, bellissima frase. Ma ci sono già così tante citazioni di Gianfranco in questo post? Dove infilarla?

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    2. Ho trovato - la infilo in fondo. Grazie

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