Quali pilastri? 2 (Questo blog Parte 4)

 

Troubles in Belfast 1978 dalla copertina dell'album "Saviors" dei Green Day
Long term abuser inizia un flame (Belfast, 1978)

(prosegue dalla prima parte)

4. Quarto pilastro: Wikipedia ha un codice di condotta

"Codice di condotta" (o wikiquette) si riferisce all'insieme di linee guida relative al comportamento degli utenti anziché al contenuto delle voci. Per le ragioni che ho detto, i problemi del quarto pilastro producono quelli del terzo: affinché Wikipedia sia scrivibile da tutti e ospitale verso nuove collaborazioni è necessario che le regole che governano i rapporti tra gli utenti non siano semplicemente enunciate o applicate selettivamente, ma rispettate e fatte rispettare da tutti, compresi gli admin. Non è sempre facile: bisogna presumere la buona fede degli utenti, cioè che vengano su Wikipedia "per collaborare e scrivere buone voci", evitare attacchi personali e molestie, essere civili e amabili, pronti a scusarsi e ad elogiare chi fa bene, evitare le guerre di modifiche e più in generale evitare di imporre la propria volontà, impegnandosi nelle discussioni per raggiungere un consenso e non per prevalere intimidendo o estenuando. 

Ora, in una comunità che si percepisce come fortino assediato da POV-pusher o come convento di monaci dal cuore puro in fuga del mondo, i principi della wikiquette subiscono una trasformazione notevole e si differenziano in una morale interna alle utenze centrali e in una morale esterna. Quando gli admin hanno a che fare con altri admin, la wikiquette si applica e tende persino a radicalizzarsi in un formalismo rigido e insincero, ben esemplificato da questo buffo dialogo tra gli admin Gac e Argeste (qui e qui):

È bello vedere che possiamo esprimere opinioni assolutamente difformi ma sempre rispettando quella dell'altro. Ti ringrazio, ciao --GacCUA (msg) 17:38, 21 ago

Sono io che ringrazio te! Nel caso di specie, però, la diversità delle nostre opinioni è davvero solo una sfumatura: l'infinito subito o un anno adesso e l'infinito appena dovesse reiterare non mi paiono esiti così sostanzialmente diversi. --ArgesteA soffia 21:07, 21 ago 2023 (CEST)

La morale esterna è ben diversa ed è compendiata nella massima di Kirk, già ricordata, "non c'è nulla da discutere, se non ami i toni perentori probabilmente questo non è il sito adatto a te" (qui), o nelle parole di Superspritz all'utenza periferica: non "alzare troppo la cresta" perché "ci si mette un attimo a trovare chi ti fa fare brutta figura se fai la pipì fuori dal vasino" (qui).

Le pulsioni disciplinari degli utenti centrali possono esprimersi nella tendenza a giocare con il codice di condotta, a strumentalizzarlo, abusarne, ignorarlo quando fa comodo; si ritrovano nella giurisprudenza wikipediana su WP:ATTACCO come attacco personale senza persona e sulla clausola generale dell'"abuso di pagina di servizio" (abuse of process) come condotta sanzionabile, menzionata nella tabella sulla durata dei blocchi ma mai formalizzata nelle linee guida del progetto. Queste violazioni del tutto generiche, liberamente utilizzabili in qualsiasi occasione, non sono mai state regolamentate un po' per l'avversione italowikipediana per la "burocrazia", cioè per le regole, un po' perché la loro utilità coincide con la loro indeterminatezza e disponibilità a coprire ogni uso e abuso.

Tra i tanti disponibili, mi limito a un esempio che mi riguarda personalmente. Un utente aveva iniziato una edit war nella voce su Alessandro Orsini e, dopo aver ricevuto un avvertimento dall'admin Actormusicus, mi aveva "pingato" sulla sua talk (mi aveva cioè mandato un messaggio di notifica) affinché anch'io mi ricordassi di non fare edit war ("me lo ricorderò e mi auguro che se ne ricordi anche @Gitz6666"). Non avendone mai fatte, né su quella voce né altrove, replicai per difendere la correttezza del mio editing e segnalare una serie di comportamenti di quell'utente a mio avviso scorretti; implicitamente criticavo Actormusicus per non aver sanzionato quell'utente anti-Orsini e aver invece bloccato per tre giorni, poche ore prima, un utente pro-Orsini che era incorso in violazioni minori di WP:TALK (come l'uso del grassetto per enfasi). Risultato: Actormusicus mi ha applicato un blocco di una settimana per abuso di pagina di servizio, seguito poche ore dopo dal blocco a infinito applicato da (nome utente rimosso)

Ma se anche l'utente anti-Orsini non avesse sollecitato un mio interessamento in quella conversazione pingandomi: che sia "abuso di pagina di servizio" commentare nella sua talk, dove si discuteva del suo e anche del mio comportamento, e criticare in modo civile l'azione di un admin, è indice di un uso autoritario della funzione amministrativa e dell'incapacità degli admin di reagire agli abusi compiuti dai colleghi. Certo il codice di condotta, interpretato e applicato in questo modo, non garantisce la possibilità per tutti di contribuire alla scrittura dell'enciclopedia: mina il dibattito interno, promuove la concentrazione di potere editoriale, rafforza la posizione degli utenti centrali e marginalizza quelli periferici. 

Un altro esempio lampante, significativo perché coinvolge due degli admin più influenti e anziani (wikipedianamente), si è avuto nella riconferma di Vito del 2021. Oltre che admin, Vito è Check User (CU), perciò abilitato a eseguire una serie di controlli sugli utenti potenzialmente lesivi della loro privacy. Un utente vota contro la sua riconferma lamentando una serie di violazioni della policy sui CU, verificate su sua richiesta da un organo di garanzia esterno e indipendente dalla Wikipedia italiana, la Ombuds Commission della Wikimedia Foundation. L'admin Gianfranco replica formulando una teoria secondo cui i controlli del CU sono esclusivamente nell'interesse e a garanzia dell'utente. Inoltre, secondo Gianfranco "il presunto attentato alla privacy dell'utente è risultato in fatto ribaltato in un effettivo, questo sì che lo è, attentato alla privacy dell'operatore CU", perché la Ombuds Commission aveva trasmesso all'utente alcune informazioni sui controlli abusivi cui era stato sottoposto. Infine Gianfranco conclude, scrivendo in grassetto, che "nulla di tutto questo ha a che fare con la funzione di questa pagina", sicché proseguire su questo tema sarà considerato un "abuso di pagina di servizio". L'utente replica "quando le policy di CU le scriverai tu sarà un altro conto, per ora non è così [...] Viene il sospetto che il flag da CU venga usato per rendere la vita difficile a chi sta toccando tasti dolenti". Al che Gianfranco riapre una segnalazione di utente problematico dell'anno precedente e la richiude subito con un blocco a infinito per attacco personale e abuso di pagina di servizio, oltreché per una ridicola, inesistente "violazione del segreto epistolare". 

La vicenda è interessante perché mostra che abusi amministrativi smaccati, privi di qualsiasi parvenza di giustificazione, possono essere compiuti da utenti centrali  autorevoli nell'ambito di procedure comunitarie molto visibili, quali la riconferma di un amministratore e la segnalazione di utente problematico. La comunità sembra così abituata a questo stile di adminship da non trovare le risorse interne per iniziare una discussione e correggere. Dopo anni di questo andazzo è verosimile che molte utenze attive nel progetto abbiano trovato un modus vivendi, accettino la situazione come un dato di fatto immodificabile o persino la apprezzino in modo spontaneo e sincero. Un sistema di regole cattivo tende a selezionare cattive utenze, crea cioè un ambiente digitale "tossico" che può respingere utenti in buona fede, e attrarre e premiare utenti accondiscendenti e prevaricatori.

5. Quinto pilastro: Wikipedia non ha regole fisse 

Il buon senso è al mondo la cosa meglio distribuita: ciascuno pensa infatti di esserne così ben provvisto che anche coloro che meno si accontentano in ogni altra cosa, non ne desiderano abitualmente più di quanto ne hanno. Non è verosimile che in questo tutti si ingannino ... Sicché la diversità delle nostre opinioni non deriva dal fatto che alcuni posseggono più ragione di altri, ma solo dal fatto che conduciamo i nostri pensieri per vie differenti.

Cartesio, Discorso sul metodo

Tutto ciò si riflette nell'interpretazione estensiva del quinto pilastro che, come dicevo, può sembrare irresponsabile e autoassolutoria, perché offre la più comoda delle giustificazioni al disinteresse per la correttezza delle procedure e i diritti degli utenti. 

Che l'interpretazione sia estensiva rispetto alla configurazione originaria può essere mostrato ricostruendo l'evoluzione storica e comparata del quinto pilastro, a partire dalla sua fonte primigenia, il saggio di Larry Sanger Ignore all rules.

Se le regole di rendono nervoso e depresso e ti tolgono la voglia di partecipare a Wikipedia, ignorale e continua come se niente fosse.

Secondo Andrew Lih, il saggio di Sanger era espressione della cultura di "inclusionismo radicale" propria della Wikipedia della origini, perché volto ad aiutare il giovane progetto ad attirare nuove contribuzioni, in contrasto con le linee guida complesse e dettagliate che su Nupedia disciplinavano la pubblicazione dei contenuti (Lih 2009: 76, 112). Si trattava, in buona sostanza, di un'autorizzazione a scrivere l'enciclopedia senza preoccuparsi troppo di questioni poco importanti relative, ad esempio, alla formattazione (in gergo, "wikificazione") delle voci e dei riferimenti bibliografici. L'invito a ignorare le regole era perciò del tutto analogo all'altra famosa ingiunzione wikipediana, "be bold", non aver paura di fare modifiche: qualsiasi sbaglio può essere corretto, nessuna informazione importante andrà persa a causa dei tuoi possibili errori. Visto il metodo incrementale di formazione delle voci, per addizioni successive, alle imperfezioni di una prima stesura potranno rimediare in futuro altri utenti desiderosi di collaborare.

Ma col tempo la massima ha assunto un significato più ampio: se una regola ti impedisce di migliorare o proteggere Wikipedia, ignorala; e ciò vale anche per le regole del codice di condotta e in generale per quelle che garantiscono i diritti degli utenti sulla piattaforma. Qualsiasi regola deve essere applicata o disapplicata senza indulgere a formalismi avvocateschi, in modo ragionevole, senza aver paura di accantonare la regola quando si ha motivo di credere che ciò sia nell'interesse dell'enciclopedia. Perciò le regole wikipediane devono essere pensate soprattutto come il tentativo di codificazione di una prassi: dotate di flebile capacità normativa, più che altro descrivono ciò che normalmente accade. Non servono tanto a creare aspettative resistenti alla delusione, orientamenti da difendere in caso di violazione, quanto a insegnare ai nuovi utenti come normalmente funziona il progetto – non sono perciò molto diverse dalle pagine di aiuto. Un admin, soprattutto se esperto, sa come muoversi nelle circostanze del caso, sa come realizzare il bene del progetto a prescindere dalle linee guida, che infatti i wikipediani più esperti non amano citare troppo e raramente linkano, a meno che non stiano discutendo con nuovi utenti che potrebbero non averle lette.  

È questo il cosiddetto buon senso, principio fondamentalissimo sulla Wikipedia italiana, molto meno su quella inglese1, che nelle sue applicazioni peggiori equivale al "facciamo un po' come c... ci pare" degli spot di Guzzanti sulla casa delle libertà (qui e qui). Ma è impossibile nascondersi il pericolo dell'illegalismo degli admin, il rischio  molto concreto, direi, in base a esperienza che il buon senso dell'uno sia l'insensatezza dell’altro, e che il buon senso wikipediano finisca con l'essere sempre e solo il buon senso dei più forti, degli "utenti centrali" (vedi Una serata al Bar con Aranzulla, Cucciolo e Antpriv utenti problematici, L'ultimo Spritz, Kirk. L'alba dell'uomo, Ruthven & Co. Long-term abuse in Ucraina Parte 1 e Parte 2).

Ci sono molti indizi nelle discussioni che il buon senso sia la cifra teorica e pratica della Wikipedia italiana. Sono frequenti i segni di un realismo disincantato (alla Marchese del Grillo, per intenderci, "io so' io, e voi..."), tutt'altro che incline alla retorica della collaborazione, della partecipazione pubblica e della democrazia della conoscenza, diffusa nel movimento Wikimedia e in altre espressioni dell'associazionismo della società civile; un realismo che a volte si accompagna a un comunitarismo illiberale, esaltatore della supremazia del Progetto e della superiorità del bene dell'enciclopedia su ogni considerazione relativa ai diritti degli utenti. Nei momenti più infelici questo buon senso comunitarista o, come dice Gianfranco, "produttivista" (nel senso della "assoluta prevalenza, direi anzi la trascendenza del principio produttivo rispetto a qualsiasi altro presunto interesse come ad esempio le questioni utenziali") giustifica un opportunismo spregiudicato, irrispettoso delle utenze e delle persone.  

Non a caso il principale contributo originale che il progetto italiano ha dato al corpus di regole che governano Wikipedia è riassunto nelle massime "Wikipedia non è un servizio pubblico", "Stare su Wikipedia non è un diritto" e "Wikipedia non è un ordinamento giuridico"2, che nel loro complesso esprimono bene l'insofferenza italowikipediana, o semplicemente italiana, per le regole. Su questa piattaforma non ci sono diritti, l'unica cosa che conta è il bene del progetto, chiunque può in qualsiasi momento esser cacciato via. Ma come accade sempre, la rivolta contro le regole ha un segno diverso a seconda che venga dal basso – da chi in posizione periferica subisce l'oppressione delle regole – o dall'alto – da chi in posizione di potere vuole liberarsi di lacci e lacciuoli. Così la massima coniata da Ignis "Wikipedia non è un ordinamento giuridico" fu inserita tra i concetti di base delle segnalazioni di utente problematico (UP) senza rendersi conto che, come linea guida sulle UP, essa equivaleva al dantesco "Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate":

Wikipedia non è un ordinamento giuridico: di conseguenza le sue policy e le sue linee guida non sono state pensate e scritte per essere intese come un sistema normativo volto a garantire la pacifica convivenza tra le persone, ma solo ed esclusivamente per assicurare il buon funzionamento dei meccanismi di redazione dell’enciclopedia nel rispetto dei cinque pilastri: l'obiettivo è proteggere l'enciclopedia.

Non si tratta di formule vuote, ma di parole efficaci, spesso richiamate dai wikipediani nei contesti appropriati, tali da conformare le pratiche. In una UP del 2021 il suppliziando viene avverito: "Io e te, in questa pagina di servizio, potenzialmente non contiamo nulla, qua decide la comunità e basta"; in un'altra dello stesso anno l'istituzione comunitaria viene liberata dall'obbligo di essere giusta (e forse Kant viene confuso con Aristotele):  

con buona pace di Aristotele qui non si somministra "giustizia", non ne saremmo all'altezza e non ci spetta, qui si deve solo capire se l'enciclopedia cresce o si danneggia. 

Nel giugno 2022, nella discussione al Bar (poi Richiesta di pareri) "Riabilitare un utente" sulla reitegrazione nella comunità della mia utenza Gitz6666, l'admin e steward Sakretsu ricorda giustamente che 

Non mi sembra che questo concetto di 'coerenza e giustizia' ci appartenga né che sia la premessa o lo scopo di questa discussione.

E non si tratta di una tendenza recente, ma radicata: dieci anni prima, nella UP su Naperiano, Piero Montesacro parlava del "malinteso garantismo" e Pequod metteva in guardia:

non cadiamo nell'errore di tutelare il diritto dei singoli, neanche fossimo un letto di giustizia. Tenere in palmo di mano i diritti civili inviolabili e mandare a spasso il buon senso è una gigantesca autorete, realizzata nell'ottica di una malintesa tutela.

In quello stesso anno Vito spiegava che su Wikipedia

Non esiste alcuna ingiustizia giacché nessuno ha un "diritto" a comparire su Wikipedia in una qualsiasi forma

Credo che si potrebbero trovare molti altri esempi di questo tema ricorrente, che esprime un ethos della comunità basato sull'abnegazione, la serietà, l'irrilevanza delle utenze e la trascendenza del Progetto. Se un discorso del genere è prevalente, allora è naturale che venga ripetuto anche quando le intenzioni e gli effetti pratici di chi parla vanno in direzione opposta, diciamo per prestare un lip service che, tradendo, convalida. Per esempio, la citazione di Sakretsu sulla coerenza e la giustizia che non ci appartengono lo fa sembrare Pol Pot, ma sua intenzione pratica, in quelle circostanze, era di essere giusto con un utente, esprimendosi a favore della mia "riabilitazione" nella comunità.

Infine lo scetticismo verso le regole della Wikipedia italiana coinvolge la capacità che le regole hanno, o possono avere, di risolvere complessi problemi di coordinamento mediante procedure e piani di azione che orientano la cooperazione futura. Di fronte alla proposta di risolvere o prevenire un problema creando nuove linee guida e nuove procedure, la reazione istintiva dell'italowikipediano è di accusare il proponente di non assumere la buona fede degli utenti, o di voler proseguire una qualche disputa concreta relativa a un caso singolo formulandola in termini generali e di progetto. Ma soprattutto, la reazione istintiva dell'italowikipediano è di richiamare la pagina sugli "avvitamenti burocratici" (WP:AVVITAMENTI). 

Diventata linea guida già nel 2006 su iniziativa di Gianfrancola pagina WP:AVVITAMENTI in origine era la pretesa traduzione  in realtà la completa riscrittura di un saggio (non vincolante) su Meta-Wiki, "Instruction creep". Anche sulla Wikipedia inglese c'è un explanatory essay, "Avoid instruction creep" (WP:CREEP), rimasto non vincolante. Il saggio inglese sconsiglia di adottare regole troppo lunghe e dettagliate, che non verranno lette né rispettate e che potrebbero allontanare i contributori, e sconsiglia di adottare nuove regole per risolvere problemi solo ipotetici. Ma WP:CREEP non sconsiglia il cambiamento delle regole o la creazione di nuove regole; al contrario, invita a modificare le regole consolidate senza paura se si ritiene che un cambiamento sia opportuno, perché "la quantità di tempo in cui un'istruzione è stata presente non rafforza il consenso su di essa". In ciò WP:CREEP non è che una riformulazione della policy (vincolante) WP:NOTBURO, "Wikipedia non è una burocrazia", che corrisponde all'italiana WP:NOBUROCRAZIA, ma che nell'edizione inglese stabilisce espressamente che "policies and guidelines themselves may be changed to reflect evolving consensus". 

Perciò sulla Wikipedia inglese non opera un favor per la conservazione delle regole vigenti, e sotto questo profilo l'italiano WP:AVVITAMENTI è molto diverso. L'aggiunta di "istruzioni, requisiti, passaggi procedurali" – ci viene detto – può essere "gratificante", "effetto di sinceri intenti in perfetta buona fede"; e però "si tratta pur sempre di una vanità" perché

le regole, forse per una intrinseca fastidiosità innata, sono facili da proporre e difficili da seguire: possono essere sentite dagli utenti come spiacevoli, complicate, incomprensibili. O quanto meno faticose, visto che già c'è tanto da fare normalmente.

Pertanto, conclude la linea guida, 

qualsiasi nuova regola, per principio, dovrebbe essere considerata come un avvitamento burocratico sino alla chiara prova del contrario. Questa mentalità scoraggia dunque la creazione incontrollata di nuove istruzioni, imponendo la dimostrazione per ciascuna di esse della rispettiva effettiva proficuità. 

Sulla Wikipedia italiana è quindi scritta nero su bianco nelle linee guida – e quel che più importa, è vigente nei fatti – una preferenza per la conservazione degli assetti esistenti, una ostilità a modificarli e a creare nuove regole e procedure, unita all'insofferenza per le regole, viste come generiche raccomandazioni e linee guida che non devono distrarre gli utenti da ciò che veramente conta: il bene del progetto, la scrittura dell'enciclopedia. Come dice WP:LG:

i wikipediani tendono a rapportare le linee guida al buonsenso: tramite Wikipedia:consenso le migliori prassi diventano nel tempo linee guida. Ma resta fermo il contenuto del quinto pilastro: Wikipedia non ha regole fisse

Lo scetticismo per le regole e l'esaltazione del buon senso sono un elemento importante,  credo, del potere editoriale degli admin e della chiusura claustrale del progetto. L'alternativa sembra essere solo quella tra stretta legalità e insensatezza burocratica, da una parte, e buon senso, ragionevolezza, interesse per il bene della comunità, dall'altra; alternativa tra un progetto pieno di regole, opprimente e coercitivo, e un progetto privo di regole, libero e informale. Ma le cose non stanno, o non stanno solo, così. L'alternativa è anche tra un insieme di regole generali, modificabili col consenso della comunità, applicate in modo oggettivo dagli admin, e un insieme di decisioni singolari valide nel caso concreto, prese dagli admin in base al proprio apprezzamento della situazione. Gli utenti centrali sembrano non apprezzare l'importanza di questa alternativa, che attiene alla distribuzione del potere editoriale e organizzativo nella comunità, e all'apertura del progetto a nuove collaborazioni.

Inoltre, lo scetticismo per le regole e l'esaltazione del buon senso potrebbero essere una delle ragioni per cui la Wikipedia italiana è rimasta indietro per quanto riguarda la creazione di un sistema di regole e procedure adeguato alle dimensioni della comunità (in costante diminuzione) e alla rilevanza del progetto. La Wikipedia italiana è una anomalia nel panorama globale delle wikipedie: un progetto su cui non esiste la regola WP:INVOLVED, in cui manca una procedura pubblica di appello contro le sanzioni amministrative (a quanto racconta uno steward, la Wikipedia italiana è l'unico progetto su più di 800 in cui, in caso di blocco, la pagina utente viene svuotata e protetta impedendo di fare appello), in cui manca una commissione arbitrale per valutare le violazioni delle regole da parte degli admin, e infine – lacuna che a me sembra grave, ricca di conseguenze sulla vita corrente dell'enciclopedia – in cui di fatto non esistono le "richieste di parere" sul contenuto delle voci, né altri meccanismi ben strutturati (come quelli delle procedure di cancellazione) per affrontare i conflitti editoriali. Ciò significa che a fronte di una disputa editoriale di qualsiasi natura – e su Wikipedia i conflitti editoriali sono, e devono essere, una faccenda quotidiana – la principale mediazione che la Wikipedia italiana offre ai suoi utenti è quella di un admin che ti prende a schiaffoni se non fai come dice lui.

Con l'entrata in vigore dello Universal Code of Conduct (UCoC) e, se sarà approvata, della Carta del Comitato di Coordinamento (U4C) le cose dovranno cambiare. Le enforcement guidelines dell'UCoC incoraggiano i progetti a darsi regole ispirate a WP:INVOLVED (par. 3.3.1 Fairness in process), ad aggiornare le proprie linee guida per renderli più coerenti con i principi dell'UCoC (3.3.2 Transparency of process) e a darsi un meccanismo interno di appello contro le sanzioni amministrative se non vogliono che tali appelli vengano decisi all'esterno del progetto dall'UCoC (3.3.3 Appeals). Se ciò basterà a scuotere il buon senso illegalista e resistente ai cambiamenti dei wikipediani italiani, o se invece questi troveranno un modo per attuare l'UCoC solo sulla carta, lasciando tutto inalterato nei fatti, lo si vedrà nei prossimi mesi e anni.


1 Nella Wikipedia inglese il quinto pilastro significa che il contenuto e l'interpretazione delle regole cambia nel tempo, i principi e lo spirito delle regole contano più della loro formulazione letterale, le regole non sono assolute ma tollerano eccezioni da determinare in base al buon senso (common sense). Ma i saggi esplicativi del quinto pilastro spiegano che l'uso del buon senso è da contemperare con la nozione che "non c'è buon senso" (WP:NOCOMMON): un'argomentazione basata sul buon senso implicitamente suggerisce che gli altri ne siano privi e può perciò risultare insultante: "se pensi che seguire letteralmente una regola danneggi l'enciclopedia [...] invece di dire a chi non è d'accordo con te di usare il buon senso, sforzati di spiegare perché ignorare le regole migliorerebbe Wikipedia nel caso specifico". 

Collegato a questo, si veda anche il saggio sul "wikilawyering" (WP:WL): "alcuni wikipediani si lamentano che l'accusa di wikilawyering è usata, soprattutto da wikipediani più influenti di loro, per evitare di prestare attenzione alle loro affermazioni". Nel complesso, si può dire con certezza che la Wikipedia inglese è estremamente più legalista (a seconda delle connotazioni, potremmo dire più "professionale" o più "formalista") di quella italiana.

2 "Wikipedia non è un servizio pubblico" è un saggio di DoppioM del 2013 e una sezione della linea guida WP:WNE inserita nella linea guida quello stesso anno. Poiché Wikipedia non è un servizio pubblico, "Nessuno ha [...] il diritto di veder inserite o rimosse determinate informazioni su un sito internet che è, tecnicamente e giuridicamente, un sito internet privato". Nella stesura originale del saggio, "Stare su Wikipedia non è un diritto" veniva presentata come "Affermazione ricorrente", poi inserita in WP:WNE da Lucas nel 2014. 

La massima "Wikipedia non è un ordinamento giuridico" è stata coniata da Ignis nel 2010 durante una discussione al Bar su una proposta di riforma delle linee guida sul vandalismo. La proposta, goffa e macchinosa, era esemplare degli avvitamenti burocratici odiati dagli utenti italiani; contro il rischio della iperregolamentazione si era allora levato il buon senso degli admin: "semplicemente si valuta caso per caso" (Ignis), "si valuta caso per caso, in base al buon senso e in relazione al livello di danno" (L736E), "il nostro scopo è creare un'enciclopedia non creare la comunità perfetta con un sistema di regole perfetto ed a prova di sofismi e cortocircuiti logici. Le buone regole e la comunità armoniosa sono il mezzo, non il fine" (Vito). In un crescendo di generalità e astrattezza filosofica, si era così arrivati alla formulazione radicalmente occasionalista e comunitarista che è prevalsa. Accolta entusiasticamente da Phyrexian, Fantasma e MarcoK, la massima fu inserita tra i concetti di base delle segnalazioni di utente problematico.

Sulla Wikipedia inglese, affermazioni vagamente simili si possono trovare nel saggio WP:GAB ("a ban or block is a revocation or suspension of your privilege to edit Wikipedia. Because we are a privately owned website, your freedom of speech does not prevent us from enacting and enforcing our own policies and guidelines") e nel saggio WP:FREESPEECH ("editing Wikipedia is a privilege granted to you by the permission of the Wikimedia Foundation, and can be revoked at any time for whatever reason that organization sees fit to do so. Your only legal rights on Wikipedia are: your right to fork [...] your right to leave [...] your copyright to your contributions to Wikipedia").

Commenti

  1. itawikinostra24/1/24 08:54

    Ottimo. Poco da aggiungere, se non che se gli admin più citati dal blog scambiano davvero per buon senso le loro prepotenze sommarie dovrebbero andarsi a rileggere la definizione di "dissonanza cognitiva". Dato il livello intellettuale conclamato di molti non mi stupirebbe affatto.

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